Daniel Hemric debutta nella massima serie NASCAR

Era solo questione di tempo che il 28enne Daniel Hemric debuttasse nella Monster Energy Cup  Series.

Lo fa grazie a Richard Childress, il quale riporta in vita la celebberima auto numero 8 guidata da Dale Earnhardt Jr per gran parte della sua carriera professionistica, e con la quale ha ottenuto il maggior numero dei suoi successi.

Hemric, attualmente pilota nella serie Xfinity  viene dalla stessa città di Earnhardt Jr Kannapolis, North Carolina e debutterà nella massima serie in due gare stagionali: A Richmond il 21 aprile e a Charlotte nel mese di ottobre, Roval, la gara a tracciato misto dei playoff .

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All’ attivo la nuova forza del Richard Childress Racing  ha ottenuto 30 top ten in 50 gare nella Truck Series e 18 top ten in 38 gare completate nella serie Xfinity; nella stessa serie ha anche conquistato due pole positions.

L’importanza della vettura Chevrolet Camaro ZL1 con il numero 8 la si deve per l’appunto a Dale Earnhardt Jr, autore di 17 vittorie con il paint scheme di Budweiser. Oltre a lui spicca Joe Weatherly che negli anni ’60 fu capace di ottenere 20 successi in tre anni ed infine, per ultimo con una sola vittoria  Bobby Hillin Jr conquistò Talladega nel luglio 1986 a bordo di una Buick

Trowback Paint Scheme: Kurt Busch

Kurt Busch diventa il primo pilota a svelare la livrea speciale per la prossima gara di Darlington a settembre.

Il portacolori del team Stewart-Haas Racing  nativo di Las Vegas ha preso la decisione di rifarsi con una livrea iconica, con la quale perse la gara nel 2003 al foto finish contro Ricky Craven. Una garà che sancì l’ultimo successo di Dodge prima del suo addio e del margine più ristretto tra due piloti in lotta per la vittoria.

Per Kurt questa sconfitta ha un valore determinante, forse anche nell’ arduo tentativo di arrivare a quota 30 vittorie ( 29 all’ attivo), vista la carenza di risultati e la mancanza di sponsor, potrebbe sancire la sua ultima stagione da pilota (1 solo anno di contratto).

D’altronde sembra quasi giunta l’ora della rivincita di una gara che aveva praticamente in pugno, e questa volta il ricordo di quella livrea potrebbe portargli un pò di fortuna in più.

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Nella carriera di Kurt Busch  Darlington è spesso stato  ostico da conquistare. Infatti,sono i numeri a parlare: 21 partenze, 3 Top 5s, 7 Top 10s, 2 pole positions e 266 giri in testa.

Lui è il primo di una lunga lista di livree, nell’ attesa qualche altro pilota faccia il passo avanti, non resta che gustarci questa versione 2018, basato sul celeberrimo modello del 2003.

Childress ritira la vettura 27

Dopo tanti dubbi, speculazioni ed idee, Richard Childress ha deciso di passare ad un team a due auto in campionato, tagliando fuori dalla rosa la Chevrolet 27 guidata fino a fine stagione scorsa da Paul Menard.

Entrata nel team durante l’annata 2011, in  cui proprio Menard ne divenne pilota ufficiale con il suo stesso sponsor Menards ( catena fondata da suo  padre John Menard), è una vettura da scarsi risultati in pista nell’ arco di sette anni. Paul Menard colleziona la miseria di una vittoria ( culminata da Indianapolis nel 2011), 17 Top 5’s e 50 top 10’s in 252 gare ufficiali.

L’addio previsto per il 2018 del pilota  accasatosi presso i Wood Brothers  con la loro celeberrima Ford  21, ha portato Childress all’ ardua decisione di lasciare Newman ( a bordo della Chevy 31) e Dillon ( a bordo della famosa Chevy  3) senza un secondo compagno di scuderia.

Un team che vinto di tutto e di più nella sua storia in cui dopo la scomparsa di Earnhardt Sr ha trovato in Harvick il leader del team fino al 2013. Da quattro auto a due nel volgere di quattro anni, un segno forse non ottimista per il veterano Richard Childress, che ad ogni modo potrà ancora contare sul giovane Dillon e sull’ esperto Newman, il quale quasi gli regalò un titolo nel 2014.

L’addio di Menard, per via dei risultati pesa veramente poco, anzi alleggerisce i costi di un team storico, forse ancora capace di qualcosa di buono.

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Danica Patrick gareggerà nella Daytona 500

Dopo mesi di dubbi e perplessità nello spazio di pochi giorni Danica Patrick, la donna più veloce al mondo ha trovato sponsor e team per la sua ultima corsa in NASCAR: la Daytona 500 2018.

A darle manforte per un’ ultima volta è il suo originario sponsor Go DADDY, al suo fianco sin dai tempi della Indycar che rientra in NASCAR ( e possibilmente anche Indycar)  per aiutare la celeberrima pilota dell’ Illinois  a chiudere la carriera come aveva previsto: DAYTONA 500 ed INDIANAPOLIS 500.

La Patrick che figura come donna con più top ten in carriera (7), partenze (190) e giri in testa (64), ha avuto l’onore di ottenere la pole proprio sul gigante ovale della Florida nel 2013 e piazzare un sesto posto ad Atlanta nel 2015 registrando il miglior risultato per una donna in NASCAR.

Lasciando i risultati sostanzialmente scarsi durante questa seconda parte di carriera, rimane a tutti gli effetti la donna più forte del Motorsport. Potrebbero passare anni, o decadi prima di trovarne una simile nella massima serie.

Ad ogni modo Danica Patrick risulta più efficiente nei risultati nella Indycar, in cui figurano  una vittoria sul ovale giapponese di Motegi, sette podi e la bellezza di 63 top ten 114 partenze ufficiali.

Ad allearsi con lei dopo la notizia di sponsorizzazione è il Premium Motorsport spinto dal neo motore Chevrolet Camaro; un team dai risultati scadenti nelle tre serie NASCAR. Così Danica Patrick  salirà a bordo della vettura numero sette affiancato dal suo storico Crew Chief Tony Eury Jr, per l’ultima volta  ed il suo “farewell Double”.

Non importa quanto sia stata criticata, e comunque sia è una pilota che ha dato il massimo in una categoria dominata da piloti di sesso maschile, ma rimarrà chiaro che le pagine di storia scritte saranno negli annali di questo sport facendo da esempio alle generazioni femminili a seguire.  Tra queste figurano Nicole Behar, Julia Landauer e Kenzie Ruston  nella serie minori nazionali ARCA e K&N Pro Series, le ragazze della NASCAR WHELEN EURO SERIES Arianna Casoli, pilota emiliana che gareggia nell’ Elite 2 con il CAAL Racing e della giovane spagnola nativa di Valencia Carmen Boix, ed infine, possibilmente in un futuro lontano ma non troppo, potrebbe aprire la strada ad una certa Ella Sofia Gordon, la figlia del leggendario Jeff Gordon, vincitore di 4 campionati NASCAR e 93 gare nella massima serie.

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Dodge e Nissan dovranno aspettare almeno il 2020

Già da qualche anno a questa parte i motori della massima serie NASCAR sono le americane Chevrolet e Ford, e la nipponica Toyota.

Sia Ford che Chevrolet sono ormai porta bandiera di questo sport da tempi lontani, mentre Toyota fece il salto di qualità solo nel 2007 grazie a Michael Waltrip, rompendo l’egemonia di motori americani, tra i quali facevano parte Dodge ( rientrata nel 2001) e Pontiac ( fino al 2004).

Con la vittoria di Brad Keselowski su Dodge nel 2012, Marchionne decise di far uscire dal cerchio l’ex colosso della Chrysler, lasciando un vuoto nella storia della NASCAR. La predominanza di Chevrolet rimane tutt’ora poco scalfibile, ma la nipponica Toyota ha trovato negli ultimi tre anni le armi e la messa a punto adatta per spodestare il dominio a stelle e strisce.

Infatti, nel 2015 si è aggiudicata il titolo piloti con Kyle Busch, mentre al termine della stagione 2017 Martin Truex Jr ha ottenuto il secondo titolo spinto dal motore giapponese.

Discorso opposto invece per Ford, incapace di vincere il titolo piloti dal 2004 con Kurt Busch, quando ne aveva conquistati uno con Matt Kenseth nel 2003 ed uno con Dale Jarrett nel 1999, per un totale di tre campionati nell’ arco di sei anni. Lo strapotere di Roush con cinque Ford negli anni a seguire ha permesso alla casa del Michigan di ottenere caterve di successi, ma sempre alle spalle di quel Johnson alieno che non ne voleva sapere di sconfitte: 5 titoli consecutivi dal 2006 al 2010.

Il calo di Roush è stato visibile, unico vero contendente Ford di quei anni dopo l’addio del grande Yates a fine 2007. Il passaggio di Penske nel 2013 e l’arrivo di Stewart-Haas nel 2017, ha acceso una fievole speranza ad un possibile titolo. In data odierna però a Ford manca qualcosa, ancora un pelo sotto alle rispettive rivali.

Venendo al dunque, in data odierna girano voci di un possibile rientro del Dodge e dell’ arrivo di Nissan nel 2020, che stando alle indiscrezioni potrebbe interessare a team attualmente spinti dalla Chevrolet.

In primis il Richard Childress Racing da sempre Chevrolet, perso lo smalto della vittoria oscurato dallo squadrone di Hendrick potrebbe scegliere Dodge e portarsi dietro così anche il Richard Petty Motorsport visto la nuova alleanza appena nata. Petty  passerà da Ford a Chevrolet nella stagione 2018 con Bubba Wallace a bordo dell’ iconica vettura 43. Magari questa alleanza ( assieme hanno 14 titoli NASCAR) potrebbe diventare chiave per conquistare l’interesse in una nuova casa costruttrice.

Infine, a Ganassi potrebbe far comodo Nissan, anch’egli sottotono e senza alcun titolo,  aprire uno spiraglio ideale per un nuovo motore visto la repentina crescita di Larson e la continua solidità dell’ intramontabile McMurray.

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Danica Patrick annuncia addio alla NASCAR

Nella giornata di venerdì prima della fine della stagione 2017 chiusasi a Miami, Danica Patrick ha annunciato sotto le lacrime che il 2017 è  il suo ultimo anno come pilota full time in NASCAR.

Con i ringraziamenti a coloro che l’hanno aiutata in questi 5 anni di carriera nel mondo delle Stock Car, Dale Earnhardt Jr, Tony Stewart e Gene Haas tra i tanti, Danica Patrick si sbilancia il giusto in questa, facendo un secondo annuncio che rincuora i fan: gareggerà nella Daytona 500 (NASCAR) e  Indy 500 (Indycar) nel 2018; gare che chiuderanno  la sua carriera da pilota.

Danica Patrick, 35 anni detiene attualmente alcuni record in campo femminile  in NASCAR tra cui 7 top ten, 64 giri in testa, pole a Daytona, leader nella Daytona 500 e nella Coca Cola 600.

Per quanto siano scarsi i numeri ottenuti, l’importanza di tali risultati e della sua carriera la pongono come pilota che ha aperto una breccia in un mondo che prima di lei sembrava impossibile accedervi, aprendo una porta alle generazioni future.

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