Gli Ovali della NASCAR: Las Vegas Motor Speedway

Uno dei pochi ovali dell’ Ovest situato in mezzo al deserto del Nevada ma non lontano da Las Vegas. Nonostante sia entrato nel calendario NASCAR solo nel 1998, il Las Vegas Motor Speedway cominciò a prendere piede già nel 1972 con un tracciato tipo Road Course e Drag Racing. Ma nel corso del successivo ventennio, il tracciato della città del gioco d’ azzardo cominciò a trasformarsi in un ovale. Nel 1985 divenne un piccolo ovale, poi soltanto nel 1996 venne allargato in un discreto ovale da 1.5 miglia come la maggioranza dei tracciati presenti nel calendario.

Una lunghezza usata in tempi odierni seppur, nel 2006 venne riconfigurato con un banking pari a 12°-20 °.

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L’inaugurazione nel marzo del 1998 vide Mark Martin aggiudicarsi la prova con oltre 80 giri in testa dando la prima vittoria alla neo arrivata Ford Taurus. Fino al 2000 l’ovale fu terra di conquista per i Fordisti con Jeff Burton a fare back-to-back nel 1999 e 2000. Sarà invece Chevrolet a prenderne le redini nel 2001 con Jeff Gordon, il quale ottenne la prima ed unica vittoria su questo ovale.Il 2002 fu la volta di Dodge con lo strepitoso 1-2 di Sterling Marling e Jeremy Mayfield.  Kenseth(2) e Johnson(3) invece si spartiranno le cinque edizioni successive. Data da segnalare è il 9 Marzo 2008, in cui Kyle Busch ha regalato a Toyota il primo successo di sempre per la casa nipponica.

Tra gli ulteriori vincitori nei tempi recenti ci sono anche Tony Stewart, Kevin Harvick, Carl Edwards e Brad Keselowski.

Johnson detiene il maggior numero di vittorie con quattro sigilli ed il maggior numero di top fives ( eguagliato da Gordon, Kenseth e Martin) pari a 6. Il maggior numero di partenze è 18  (Gordon, Kenseth e Earnhardt Jr), le pole sono a Kahne con 3, mentre Gordon detiene il numero di giri completati 4551 e Kenseth il maggior numero di giri in testa ben 516.

Lasciando i numeri, c’è da dire che il Las Vegas Motor Speedway ha avuto finora una sola data annuale( a Marzo) nel calendario NASCAR, ma recentemente i corpi alti della serie hanno preso la decisione di farne una seconda data ufficiale oltre alla sopracitata. Avrà una gara in sede playoff nel 2018 aprendo le danze di questo ormai celeberrimo format, attivo dal 2004

Hendrick resta con quattro auto nel 2018

Per Rick Hendrick il personaggio con più successi nella NASCAR, l’anno odierno è uno dei più difficili e pieno dei cambiamenti.

Dopo aver confermato l’arrivo nel 2018 di Bowman in sostituzione a Dale Earnhardt Jr le scorse settimane, il quale si ritirerà dalle corse a fine anno si ritrova con due giovani a fare da scudieri a Jimmie Johnson, il veterano per eccellenza del team.

A fine  2015 Gordon appese il volante al chiodo passando il testimone a Chase Elliott, nonostante, abbia poi sostituito l’infortunato Earnhardt jr nel 2016.

Sia Elliott che Johnson hanno recentemente rinnovato i loro contratti fino al 2022 e il 2020 rispettivamente, ormai punti fissi per i prossimi anni. Elliott  è ancora a caccia del primo successo in carriera, mentre Johnson rincorrerà l’ottavo titolo nella massima serie. L’aggiunta di Bowman sulla Chevrolet 88 chiude un’ altro tassello nel futuro dell’ Hendrick Motorsports.

La conferma da parte di Hendrick nel voler rimanere con quattro vetture in campionato sigilla la storica auto numero 5  con quale fece partire la leggenda nel 1984, mette  però ancora in dubbio la presenza di Kahne su quel volante.  La vittoria di Indianapolis dovrebbe cancellare quanto detto da Kahne negli ultimi anni, in scadenza di contratto nel 2018. Tuttavia il pilota di Enumclaw rimane sottotono rispetto ai suoi compagni di squadra con risultati scarsissimi, una media finale di gara di 19.29 e con solo 4 top ten in 21 gare stagionali.

L’unico inghippo da risolvere per Hendrick è questo e tutto dipenderà da come Kahne si comporterà da qui a fine stagione, incluso nella sua presenza nei playoff, che al momento lo pone come un contendente per il titolo.

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Johnson: “Bowman sarebbe perfetto per sostituire Earnhardt Jr”

Il veterano dell’ Hendrick Motorsports, nonché il 7 volte campione NASCAR Jimmie Johnson non sa con certezza chi sarà il prossimo pilota a bordo della Chevrolet 88, vettura guidata da Earnhardt Jr sin dal suo arrivo nel team dal 2008, dopo che Robert Yates la trasferi all Hendrick Motorsports il 14 settembre 2007.

Un’ auto storica di spicco negli ultimi 20 anni, guidata fino al  2006 dal grande Dale Jarrett capace di vincere 28 delle sue 32 vittorie a bordo dell’ allora Ford 88. In totale la vettura ha partecipato 1617 gare delle quali ci sono 74 vittorie, 388 top 5s e 669 top 10s dal 1949 (primo pilota a salirci fu un certo Pepper Cunningham), e conobbe il Victory Lane solo nel 1954 con Buck Baker.

Johnson

Per Johnson saranno gli sponsor a sancire il futuro di questa vettura, che al momento vede 3 piloti possibili. Alex Bowman, ebbe l’opportunità di sostituire Earnhardt jr le ultime 10 gare del 2016 racimolando tre top ten nella sua strada verso Miami. Figura poi William Byron giovane rampante pilota della Xfinity Series, al momento in forza al Jr Motorsports e leader del campionato odierno con due successi. Infine, Matt Kenseth, pilota espertissimo alla sua 18° stagione appiedato al termine di quest’anno in cui lascerà la vettura numero 20 del Joe Gibbs Racing, a favore di Erik Jones. Kenseth potrebbe tornare utile per un anno di contratto, nell’ attesa del salto di qualità di William Byron.

“Stiamo mettendo un certo peso su Bowman che ha dimostrato di essere all’ altezza in certe situazioni”. Infatti, Johnson crede fermamente che il pilota dell’ Arizona sarà pronto per passare a Full time nel 2018. “Le sue prestazioni mi fecero impressione, Ha vinto la pole a Phoenix ed è rimasto nell’ avanguardia del gruppo a lottare con i migliori”.  L’ottimismo di Johnson conferma quindi le opinioni di Earnhardt Jr fortemente deciso a scommettere su Bowman. ” Conosce il nostro team, è un ottimo compagno di squadra” ha esordito Johnson.

Vero è che la notizia poco sorprendente dell’ addio di Kenseth al Gibbs Racing, ha dato ha Hendrick la possibilità di tenerlo in considerazione. Johnson, infatti conferma le voci degli ultimi giorni: ” Sono alcune settimane che parliamo del futuro del team ( Kahne potrebbe andarsene, mentre Johnson ed Elliott hanno rifirmato fino al 2020 mentre Elliott sarà della stessa compagnia fino al 2022). Certamente la disponibilità di Kenseth è da tenere in considerazione. Non ho parlato con Hendrick nelle ultime settimane a riguardo, ma gli sponsor detteranno chi salirà su quella vettura”.

Byron, ha dato filo da torcere a Hamlin in Michigan nella Xfinity Series a soli 19 anni e dimostra già di avere un talento esplosivo degno di essere un possibile erede di Johnson. Bowman invece, a 24 è ancora in attesa di un volante full time ma chi decide è Rick Hendrick.

Al momento, Hendrick non ha risposto definitivamente a tali domande dichiarando che non c’è fretta per non nominare un rimpiazzo.

Gli ovali della NASCAR: Homestead-Miami

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L’ovale di Homestead-Miami è come quello dell’ Auto Club in California una struttura recente, il cui primo pezzo fu messo nel 1993, un anno dopo il passaggio dell’ uragano Andrews il più devastante nella storia degli Stati Uniti.

Si impiegarono due anni a costruirlo ed ufficialmente aprì nel novembre 1995, quando allora La formula CART ebbe l’onore di assaggiare il nuovo ovale seppur la gara si svolse poi nel 1996, seguita per quel che concerne le ruote coperte dalla attuale Xfinity Series, dove a vincere per primo fu un noto Dale Jarrett.

Si tratta di un ovale di un miglio e mezzo con una pendenza progrssiva tra i 18° e 20°  nelle curve alle quali segue un fievole 3° nei due rettilienei.  Homestead-Miami ha anche la possibilità di avere altri due tipi di layout con un totale 11 curve.

E’ un ovale che  con il tempo ha preso notorietà per essere l’ultima gara di stagione in svariate serie, tra cui Indycar, NASCAR e Rolex-AM, seppur nella prima serie citata faceca parte anche del season opening, dove Paul Dana perse la vita nel 2006. Prima di di lui  John Nemechek e Jeff Clinton caddero in quella trappola mortale, ma è da Dana che a in questo ovale non si registrano queste fatalità.

In NASCAR, almeno per quel che concerne la massima serie, si presentò nel calendario solo nel 1999, anno del debutto di Tony Stewart capace di conquistare il successo in quell’ annata. Da considerare che da sempre fino ad ora, la gara su questo ovale si è svolta a Novembre e dal 2002, chiude la stagione della massima serie NASCAR.

Tra i maggiori vincitori troviamo per l’appunto Tony Stewart che si ripetè nel 2000 e nel 2011, anno del suo ultimo titolo in carriera e sorprendentemente Greg Biffle, autore di un Threepeat dal 2004 al 2006. Da segnalare la sua vittoria nel 2005 la prima con in notturna, nel quale battè di un soffio Mark Martin rinvenuto alle sue spalle per conquistare la vittoria.

Altri vincitori di spicco sono Bobby Labonte nel 2003, che qui registrò la sua 21° vittoria ed ultima della sua carriera, Jeff Gordon nel 2012 conquistò l’unico successo su questo ovale, Carl Edwards nel 2008 e nel 2010 e negli ultimi tre anni Kevin Harvick, Kyle Busch e Jimmie Johnson, grazie al quale conquistarono il titolo NASCAR delle rispettive annate dal 2014 al 2016.

E’ un ovale che per la NASCAR perterà almeno finchè rimarrà come ultima gara del calendario, grandi emozioni, pianti e tensione sia tra piloti che tra appasionati e Homestead-Miami continuerà a farlo perchè è così che ha sempre fatto: essere la gara decisiva del campionato.

 

Johnson secondo i numeri parallelamente a Petty ed Earnhardt

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Jimmie Johnson è forse il pilota che ha gestito al meglio le sue opportunità nel corso della sua immensa carriera scattata 16 anni a Charlotte, precisamente nell’ autunno del 2001 a bordo della Chevrolet 48, monoposto tutt’ora usata dal campione californiano.

Con sei titoli all’ attivo, Jimmie Johnson ha la possibilità questa domenica di eguagliare  i due più grandi piloti della NASCAR capaci nel corso della loro longeva carriera di conquistare 7 titoli a testa: stiamo parlando di Richard “The King” Petty e Dale “The Intimidator” Earnhardt Sr.

Ora, in parallelo tenendo conto delle decadi in cui i tre piloti hanno gareggiato andremo a scovarne le differenze.

Le  190 vittorie di Richard Petty  conquistate fino al 1979 saranno molto probabilmente inarrivabili sia per Johnson che per altri piloti a seguire: un numero esorbitante di gare, se si considera che Johnson ne ha conquistate 79 e  63 sono quelle ottenute da Earnhardt quando conquistò il settimo titolo nel 1994. Petty avrebbe poi chiuso con 200 successi totali prima del ritiro nel 1992.  Earnhardt dal canto suo fino alla sua scomparsa avrebbe poi raggiunto quota 76, cifra già superata da Johnson, il quale eventualmente per conquistare il suo settimo titolo potrebbe domenica agguantare gli 80 successi in un ovale che non ha mai vinto in questi 16 anni di carriera.

Altra differenza è la caterva di anni e di gare fatte in carriera, se Johnson a 40 anni ne ha fatte “solo” 542, Petty ne avrebbe toccate quasi 1200 prima del ritiro ed Earhnardt 676 a 50 anni dopo la Daytona 500 del 2001. Da considerare però che Petty è rimasto attivo per ben 35 anni dal 1958; Earnhardt 27 anni dal 1975. Ad ogni modo entrambi hanno vinto il settimo titolo dopo almeno 16  stagioni complete: Petty ci impiegò 20 anni. Qualora Johnson vincesse supererebbe “The  Intimidator” in questa classifica, essendo lui nella sua 15° stagione full time.

I numeri di Petty per quanto si voglia eccedere sono leggermente peggiori in percentuale  sia di Earnhardt che di Johnson: Johnson in 542 gare ha “asfaltato” 217 Top 5, 329 Top Ten e 79 successi, che lo pone al sesto maggior vincitore NASCAR.

Un’ opportunità per Jonnson storica che vista la sete di vittorie , non potrà lasciare andare, sopratutto dopo aver fallito nel 2014 e nel 2015, quando nel 2013 conquistà il suo sesto titolo a distanza di due anni, e fallire sarebbe rimandare e incrementare il gap tra un titolo e l’altro: al momento ha 6 titolo in 10 anni.

Qualunque cosa succeda Johnson è tra i grandi della categoria ed in ogmi modo lo sarà per sempre.

Jeff Gordon torna sul sedile a Martinsville

Il leggendario Jeff Gordon torna a rappresentare l’Hendrick Motorsports per l’ennesima volta su uno degli ovali che lo hanno contraddistinto nel corso della sua memorabile carriera.https://i0.wp.com/gmauthority.com/blog/wp-content/uploads/2015/11/Jeff-Gordon-Martinsville-Win-2015-700x340.jpg?resize=584%2C284

Con le sue 804 partenze all’ attivo tutte su Chevrolet e spartite su due vetture, siglerà l’ultima presenza stagionale e forse della sua carriera, sul Martinsville Speedway. Un ovale di 800 metri (0,52 miglia), quasi piatto in cui la sensibilità di frenata e accelerazione sono la chiave del successo.

Sono 46 le partenze in carriera sul “The Paper Clip”; Jeff Gordon conta con 9 successi, 29 top 5’s e ben 37 top ten in carriera ( il massimo nella storia a pari merito con Richard Petty). Numeri stratosferici degni di un posto tra i grandi; l’unico tra i piloti attivi che può ambire alle sue statistiche è Jimmie Johnson, 8 successi 18 top fives e 23 top ten in 29 gare disputate.

Ad ogni modo Gordon giunge a questa gara forte del decimo posto a Dover lo scorso Settembre, una rampa di lancio per difendere l’immensa vittoria ottenuta a Novembre del 2015 proprio a Martinsville su Jamie McMurray. Fu l’unico succeso dalla sua ultima stagione full time, il 93° della carriera ( siede al terzo posto tra i plurivincitori NASCAR dietro a David “Silver Fox” Pearson  con 105 successi e all’ inarrivabile RIchard Petty con ben 200 vittorie in carriera).

Un Gordon che rispetto allo scorso anno non avrà la tensione della conquista del titolo, essendo a Martinsville per sostituire il suo amico e compagno di team Dale Earnhardt Jr fuori dalle gare sin da Giugno per commozione cerebrale. Quindi, l’eroe di Pittsboro, Indiana nativo di Vallejo, California  a 46 anni suonati potrebbe ancora sorprendere un ultima volta su un ovale che conosce ad occhi chiusi e che negli ultimi anni ha continuato ad esprimersi al massimo con tre top 10 nelle ultime tre visite.https://i0.wp.com/jeffgordon.com/wp-content/uploads/15RIC2MT1852.jpg?w=584

Vittoria o meno la prossima domenica, Jeff Gordon sa benissimo di avere due ennesimi appuntamenti con la storia: il primo, superare Cale Yarborough nella statistica di maggior numero di giri in testa di sempre sul Martinsville Speedway. Yarborough è a quota 3851 giri, Gordon a 3776; ad occhio e croce dista soli 75 giri e la gara sarà di 500 giri previsti. Il secondo è agguantare Richard Petty per il maggior numero di top 5 in carriera: 30 per Petty, 29 per Gordon.

Ci si attende l’ennesima zampata di ” The Rainbow Warrior”, aspettate domenica e lo saprete.